Thursday, August 27, 2026

PER LA DEMOCRAZIA POPOLARE ITALIA: IL GOVERNO FASCISTA DI K. FUJIMORI

 

IL GOVERNO FASCISTA DI K. FUJIMORI

Ago 25, 2026

NOTE E MATERIALI SUL PERÙ CONTEMPORANEO: aggiornamento.

IL GOVERNO FASCISTA DI K. FUJIMORI (FP) È IL PRODOTTO

DI UN COMPLOTTO REAZIONARIO.

Traduzione non ufficiale da Associazione di Nuova Democrazia (Germania) [https://vnd-peru.blogspot.com/2026/08/notes-and-materials-on-contemporary_0311873834.html?m=1]

1. Introduzione

Il nuovo governo fascista, genocida e asservito di Keiko Fujimori (Fuerza Popular – Forza Popolare) è il prodotto di una farsa elettorale e di una frode realizzate in due turni. Il popolo è stato costretto a votare e Keiko Fujimori ha ottenuto 2.877.678 voti, pari a circa il 10,528% dell’intero corpo elettorale, mentre i non votanti sono stati 7.157.687, pari al 26,194% degli aventi diritto. Questo sarebbe dunque il tanto celebrato trionfo di Keiko: una cifra molto inferiore al numero delle astensioni nel primo turno (12–13 aprile 2026). È stato soltanto nel secondo turno (7 giugno), attraverso il complotto dei reazionari peruviani, delle forze revisioniste, delle forze armate e dell’imperialismo, che ella è salita alla presidenza. Il ritardo delle autorità elettorali nell’annunciare i risultati di entrambi i turni sarebbe stato legato a questa collusione.

Il nuovo governo di Keiko Fujimori e FP “rappresenta la continuità del regime che ha governato negli ultimi anni, rieletto il 7 giugno”, secondo il politologo Juan de la Puente in un articolo pubblicato sul quotidiano reazionario La República, intitolato “Futuro condiviso o diviso?”. Egli aggiunge:

“La campagna elettorale e le recenti dichiarazioni dei suoi portavoce indicano che Fuerza Popular non governerà partendo da zero — ‘Fujimori ritorna’, ‘ritorna l’ordine’ e ‘Fujimori governerà proprio come governò Fujimori’ — ma sarà invece doppiamente impegnata nel mantenimento della continuità col regime del 1992–2000 e col regime del 2003–2026.”

L’interregno menzionato dall’autore dell’articolo citato si riferisce al cosiddetto governo di transizione di Paniagua — sotto la supervisione dell’imperialismo yankee — e ai primi due anni del governo di Toledo, lo “yankee con il chuyo [berretto di lana andino]”. Questo periodo, comprendente entrambe le amministrazioni, sarebbe servito a perpetuare il regime instaurato da Alberto Fujimori, sebbene con alcuni cambiamenti cosmetici e avvicendamenti di personale.

2. Crisi del regime fascista e fallimento delle elezioni reazionarie del 2026

Il governo di “continuità” di Keiko Fujimori è nato segnato dalla crisi del regime e dal fallimento delle elezioni reazionarie; per questo, secondo l’autore, manca della “legittimità” elettorale che pretende di avere.

Si tratterebbe di una crisi generale del capitalismo burocratico e del vecchio Stato; una crisi al vertice — specificamente, una crisi del regime fascista morente, genocida e asservito. È un governo che rappresenta la continuità del regime che ha governato negli ultimi 24 anni, rieletto il 7 giugno.

In Perù, le elezioni servono come strumento di dominio per i proprietari terrieri feudali e la grande borghesia, attraverso la rotazione di funzionari reazionari; servono a preservare o sviluppare lo Stato peruviano — uno Stato latifondista-burocratico, una repubblica formale e una dittatura dei grandi proprietari terrieri e della grande borghesia al servizio dell’imperialismo, principalmente dell’imperialismo yankee.

Le elezioni sono state — come non potrebbe essere altrimenti nell’ordine sociale vigente — uno strumento nelle mani della grande borghesia. Questa sarebbe la caratteristica fondamentale dei processi elettorali dello Stato peruviano e ciò che ha determinato il carattere di classe delle elezioni nel Paese.

L’imperialismo interviene nei Paesi semicoloniali — come fa sempre — per influenzare le elezioni attraverso varie forme di ingerenza; anche se non è comune che i governi imperialisti sostengano pubblicamente candidati o partiti — come starebbe accadendo attualmente con l’amministrazione imperialista yankee di Trump — storicamente hanno preferito agire attraverso agenti, ambasciate e media nazionali e internazionali. È invece comune che le elezioni nei nostri Paesi siano sottoposte al monitoraggio dei governi imperialisti e delle loro istituzioni internazionali — come l’OAS, l’UE e Transparency International — che garantiscono il riconoscimento del nuovo governo asservito a seconda che le elezioni siano giudicate “democratiche” o “antidemocratiche”. Se la caratteristica determinante di queste elezioni reazionarie è il loro ruolo come strumento di intervento imperialista, allora ci troveremmo di fronte a un caso di privazione della sovranità formale; il Paese sarebbe passato da semicolonia a colonia piena.

Il popolo non può aspettarsi nulla di buono dalla vecchia società peruviana — semicoloniale e semifeudale — nella quale opera un capitalismo burocratico al servizio dell’imperialismo (principalmente dell’imperialismo statunitense) e del vecchio Stato. Dalle elezioni reazionarie non viene nulla di buono per il popolo. “Le istituzioni repubblicane hanno fallito e giacciono in rovina”, osserva il già citato storico Zapata nell’opera citata. Il vecchio Stato esiste soltanto per essere spazzato via dalla guerra popolare; nulla e nessuno può salvarlo — sarebbe soltanto questione di tempo.

2.1 Crisi della società e del vecchio Stato; crisi dei partiti

L’ultimo fallimento reazionario a cui ci riferiamo era inevitabile fin dal momento in cui le elezioni furono convocate nel 2025 dalla “genocida” Dina Boluarte. Questa nuova farsa elettorale e questa frode reazionaria furono, secondo il testo, preparate da tutti coloro che alla fine vi parteciparono (36 in totale), oltre che da alcuni che rimasero esclusi dall’evento reazionario.

Questo fallimento riflette la crisi dei partiti reazionari — a sua volta espressione della crisi della società e del vecchio Stato; coloro che partecipano a queste istituzioni lo fanno per spartirsi il bottino. Questo spiegherebbe la frammentazione politica e la crisi della rappresentanza partitica. La governabilità viene realizzata attraverso i vertici della burocrazia statale — il “pilota automatico tecnocratico” — costruiti a partire dai primi anni Novanta con funzionari peruviani provenienti da istituzioni imperialiste internazionali, grandi aziende imperialiste e dalla classe compradora (la cosiddetta “porta girevole”), e garantiti dalle Forze Armate.

Una crisi del sistema — una delle cui espressioni sarebbe la “corruzione diffusa” — e una crisi dei cosiddetti poteri dello Stato. Una crisi del regime e del governo che attualmente lo dirige.

SULLA “CORRUZIONE DIFFUSA”

La “corruzione diffusa” non è — come sostiene la LOD revisionista e capitolazionista — semplicemente uno dei tre principali problemi della società peruviana; tale visione tenterebbe di capovolgere i termini per giustificare il proprio “cretinismo parlamentare”. Risulta invece una piaga intrinseca al sistema moribondo della società peruviana.

Corruzione: una piaga del sistema

La corruzione è una piaga del sistema semicoloniale e semifeudale sul quale si sviluppa un capitalismo burocratico — un capitalismo al servizio dell’imperialismo, principalmente dell’imperialismo yankee. La corruzione è alla radice del carattere semicoloniale del Paese, concetto chiaramente definito da Lenin quando discute della sovranità formale dei Paesi semicoloniali; si cita:

“Il termine ‘autodeterminazione delle nazioni’ viene applicato all’indipendenza politica. L’imperialismo cerca di minare questa indipendenza — così come cerca di sostituire la democrazia in generale con l’oligarchia — perché, rispetto all’annessione politica, l’annessione economica è spesso più conveniente, più economica (è più facile corrompere funzionari, ottenere concessioni, assicurare l’approvazione di leggi favorevoli, ecc.), più praticabile e meno destabilizzante.”

“L’‘annessione’ economica è del tutto ‘realizzabile’ senza annessione politica e avviene continuamente.”

“Per esempio, l’Argentina è in realtà una ‘colonia commerciale’ dell’Inghilterra.”

“La dipendenza economica trasforma tali Paesi in ‘annessioni’ dell’Inghilterra in senso economico, senza violarne l’indipendenza politica.”

In altre parole, trasforma i Paesi indipendenti in semicolonie.

“È il rapporto tra economia e politica, il rapporto tra le condizioni economiche — e il contenuto economico dell’imperialismo — e una delle sue forme politiche.

Poiché domina la produzione mercantile — e la borghesia, il potere del denaro — la corruzione (sia diretta sia attraverso la borsa) è ‘praticabile’ sotto qualsiasi forma di governo, sotto qualsiasi democrazia.”

Sotto il regime borghese, il capitale finanziario “compra e corrompe liberamente qualsiasi governo e qualsiasi funzionario”.

Poiché domina la produzione mercantile — e la borghesia, il potere del denaro — la corruzione (sia diretta sia attraverso la borsa) è “praticabile” sotto qualsiasi forma di governo, sotto qualsiasi democrazia.

Con l’imperialismo: cresce il potere della borsa!

Come può P. Kievsky sostenere — senza cadere in un divertente “contraddizione logica” — che l’immensa ricchezza dei trust e delle banche, che gestiscono miliardi, non possa “esercitare” il potere del capitale finanziario su una repubblica straniera — cioè politicamente indipendente —??

(Lenin, La caricatura del marxismo e l’economicismo imperialista)

2.2 Approfondimento della crisi della vecchia società peruviana e aggravamento della piaga della corruzione

Dunque, cosa sta succedendo? Il punto è che, come risultato dell’aggravarsi della crisi generale del capitalismo burocratico e dell’accresciuta penetrazione dell’imperialismo nella nostra economia e nella vita del Paese, la corruzione è peggiorata ed è diventata “generalizzata”.

Come conseguenza — derivante dalla crisi generale del sistema e del regime esistenti e dall’aggravarsi dei mali inerenti ad essi — si starebbe erodendo il fondamento stesso della loro “democrazia” (o, piuttosto, il processo di “legittimazione” attraverso il quale vengono designate le loro autorità reazionarie): “i partiti stanno perdendo la loro capacità di rappresentanza” e, invece, si stanno “trasformando in piattaforme per fare affari attraverso lo Stato”. Le idee sopra citate provengono dal libro Lotta politica e crisi sociale nel Perù repubblicano (1821–2021) di Antonio Zapata, il quale aggiunge:

“Da parte sua, il voto preferenziale aveva eroso la vita interna dei partiti perché la competizione per i seggi parlamentari si era spostata all’interno degli stessi partiti. Gli elevati livelli di trasformismo partitico completavano un quadro desolante e decadente. In effetti, una democrazia basata su ‘partiti guscio’ vuoti è altamente precaria e non offre alcuna stabilità.”

Un editorialista del Royal Institute Elcano (che rappresenterebbe l’imperialismo spagnolo) traccia un’importante distinzione a proposito della “struttura dei partiti” in Perù, scrivendo:

“I vecchi partiti storici cominciarono il loro declino (negli anni Novanta) e furono sostituiti da piccole organizzazioni effimere incentrate su candidati, caudillos (uomini forti) o imprenditori politici come César Acuña o Rafael López Aliaga. Il fujimorismo rappresenta l’eccezione, mantenendo una struttura partitica nazionale — salvo che nella regione andina meridionale. A causa della frammentazione e della crisi della rappresentanza, nessun partito o candidato supera il 20% al primo turno. Nel periodo post-Fujimori, i due candidati arrivati al ballottaggio ottenevano in passato complessivamente più del 50% dei voti, ma dal 2021 non sono più riusciti a raggiungere nemmeno il 35%.”

(Se peruaniza el Perú [Il Perù diventa peruviano], Rogelio Núñez Castellano, 25 maggio 2026, Elcano). Le percentuali citate si riferiscono ai voti validi espressi.

In questo contesto, i cosiddetti “partiti tradizionali” — come APRA, AP, il PPC e i piccoli partiti revisionisti esistenti fino ai primi anni Novanta — sono crollati, dando origine a “partiti” organizzati attorno a interessi privati, così come a partiti “clientelari” e partiti “guscio”; questi ultimi compaiono sulla scena politica solo per scomparire o cambiare orientamento quando vengono trasferiti a nuovi “proprietari”. Tuttavia FP permane, mantenendo la propria struttura partitica e un carattere corporativo.

Juntos por el Perú (Insieme per il Perù) è passato di mano: secondo Jehude Simons — ex ministro sotto Alan García — quando Roberto Sánchez era segretario del partito, Sánchez avrebbe sottratto gli elenchi degli iscritti e registrato il nuovo partito a proprio nome come JPP.

JPP è essenzialmente un partito “guscio elettorale” o un “contenitore vuoto”; durante le elezioni funziona semplicemente come raccolta di candidati al Congresso — figure con proprie agende specifiche provenienti da altri piccoli partiti.

Nelle elezioni più recenti, individui provenienti da vari partiti marginali sono stati eletti al Senato e alla Camera dei Deputati — esponenti di “Perú Libre”, della fazione “castillista”, della LOD revisionista e capitolazionista e così via. Sono i cosiddetti “candidati ospiti” che, grazie al sistema di voto preferenziale, riescono a prevalere sui candidati appartenenti ai ranghi ufficiali del partito. Eppure, questo meccanismo consente al “proprietario” di questo partito-guscio — Roberto Sánchez di JPP — di arrivare al ballottaggio nonostante una percentuale di voti irrisoria.

3. Complotto reazionario per preservare il vecchio Stato

Il fugace sviluppo del capitalismo burocratico — alimentato dagli elevati prezzi delle materie prime sul mercato imperialista globale e durato quasi 15 anni — giunse al termine quando i prezzi iniziarono a scendere e l’economia della Cina social-imperialista entrò in difficoltà intorno al 2016. Quel “boom”, che aveva generato “crescita senza sviluppo” (secondo la CEPAL), era finito. Il risultato fu una grave crisi del capitalismo burocratico e un aggravamento della crisi in tutti gli ambiti e all’interno del regime politico — in particolare dell’attuale regime fascista.

Il complotto reazionario:

Dalle elezioni del 2016, i partiti reazionari e revisionisti — agendo in una combinazione di collusione e lotta — hanno promosso cinque colpi di Stato (nel 2018, 2020, 2022, 2025 e 2026) mentre competevano per il controllo delle istituzioni chiave del vecchio Stato latifondista-burocratico, al servizio dell’imperialismo — principalmente dell’imperialismo yankee. Tuttavia, le elezioni sono lo strumento preferito per sostituire le autorità reazionarie; per questo, il complotto reazionario si è manifestato soprattutto intorno al sistema e alle leggi elettorali, che favoriscono la frammentazione politica.

Nel mezzo di questa frammentazione politica, i cosiddetti “partiti tradizionali” — come APRA, AP e PPC — insieme ai “micro-partiti” revisionisti emersi nei primi anni Novanta, sono crollati.

Complotto nelle elezioni reazionarie: la polarizzazione tra “Fujimorismo” e “Anti-Fujimorismo”

La realtà è che, dal 2011, i fronti elettorali si sono formati attorno alla divisione tra “Fujimorismo” e “anti-Fujimorismo”. Per illustrarlo, citiamo dall’articolo di Elcano:

“La frammentazione convive con la polarizzazione che, dal 2011, si è manifestata come una lotta tra ‘Fujimorismo’ e ‘anti-Fujimorismo’. Il voto ‘anti-fujimorista’ — amplificato dal rifiuto che Keiko stessa suscita — ha impedito al candidato di Fuerza Popular (FP) di vincere, nonostante abbia ricostruito il movimento ‘Fujimorista’, lo abbia reso competitivo e abbia conquistato un posto ai ballottaggi del 2011, 2016, 2021 e 2026. Cinque anni fa, Keiko perse contro Pedro Castillo per 44.000 voti, e dieci anni fa contro Pedro Pablo Kuczynski (PPK) per 41.000 voti” (…)

Dove ha realmente condotto questa dicotomia — che durante le elezioni per sostituire le autorità reazionarie del vecchio Stato si traduce anche in una scelta tra “fascismo” e “antifascismo”? Per rispondere alla domanda, proseguiamo con la citazione sopra menzionata:

“(…) L’anti-fujimorismo viscerale ed eterogeneo — unito esclusivamente dal rifiuto dell’eredità di Fujimori, ora incarnata da sua figlia — ha aperto la strada alla vittoria di candidati molto diversi tra loro. Nel 2011, Ollanta Humala passò dall’essere un leader anti-establishment che flirtava con il chavismo a diventare una figura dell’establishment. Nel 2016 vinse PPK — un tecnocrate di centrodestra — seguito da Castillo nel 2021”(il “rondero” controrivoluzionario).

In altre parole, questa cosiddetta “polarizzazione” sarebbe servita a dare slancio alle elezioni reazionarie e a tentare di legittimare il nuovo governo reazionario emerso da questa farsa e frode elettorale.

Pertanto, per noi, la questione non è quella di Fujimorismo contro anti-Fujimorismo, o fascismo contro “antifascismo”, bensì quella di rivoluzione contro controrivoluzione; ciò comporta condurre la guerra popolare per realizzare la rivoluzione democratica e applicare un boicottaggio attivo contro le elezioni reazionarie.

Sul carattere corporativo di FP

Il partito di Keiko Fujimori, FP, ha una storia che risale all’epoca di Alberto Fujimori — vale a dire all’instaurazione dell’attuale regime fascista.

Keiko Fujimori si affida all’eredità ereditata insieme al proprio nome: “il vecchio clientelismo praticato da suo padre” (Zapata). L’autore citato non distingue tra organizzazione clientelare e organizzazione corporativa, anche se descrive correttamente il modo in cui Fujimori instaurò questa struttura corporativa quando scrive quanto segue:

“Negli anni Novanta, le organizzazioni di quartiere persero il loro carattere autonomo perché furono assorbite nello Stato attraverso l’assistenza sociale fornita da Fujimori. Con la società di quartiere indebolita dalla crisi del decennio precedente (…)”

“(…) (‘clientelismo’) che fu imposto con il pugno di ferro da Fujimori”

“(…) con il pugno di ferro e le elargizioni”

Ebbene, si dice che Fujimori portò questa “assistenza sociale” nei quartieri, ma in realtà fu l’Esercito e il suo servizio d’intelligence; lo stesso Fujimori una volta disse: “dietro ogni camion degli aiuti viaggiano membri dei servizi segreti dell’Esercito”. Chiaramente, secondo il testo, questo faceva parte del cosiddetto “Conflitto a bassa intensità” diretto dall’imperialismo yankee — parte della sua “azione civica” e del suo “controllo della popolazione e delle risorse”. In questo modo, i gruppi di autoaiuto all’interno delle organizzazioni popolari si trasformarono in organizzazioni corporative. Una parte di queste organizzazioni corporative è gestita da piccoli partiti revisionisti, facendo affidamento sull’attività delle ONG che operano anch’esse tra le masse al servizio della guerra controinsurrezionale a “Bassa Intensità”.

Per questo motivo, il Partito la caratterizzò come una forma di fascismo adatta a combattere la guerra popolare.

Le regole elettorali aggravano la frammentazione politica e servono il complotto reazionario

Le leggi e i regolamenti elettorali — come abbiamo visto — non sono la causa fondamentale della crisi dei partiti (fondamento della loro “democrazia”); tuttavia, queste regole favoriscono o aggravano la frammentazione politica a livello locale e regionale. Facilitano la partecipazione elettorale di semplici etichette o fronti elettorali appartenenti a uomini forti che rispondono a interessi privati (“clientelari”). Ciò consente al partito Fuerza Popular — basato su una struttura corporativa istituita da Fujimori dopo il 5 aprile 1992 — di operare nonostante abbia ottenuto i voti di meno dell’11% dell’intero elettorato avente diritto. …nelle ultime due elezioni (2021 e 2026), controlla la maggioranza delle istituzioni chiave dello Stato.

Alla luce di quanto sopra, è interessante il commento sulla “dispersione del voto” contenuto nell’articolo pubblicato dal Royal Institute Elcano, che riportiamo di seguito:

Figura 2. Dispersione del voto nelle elezioni presidenziali peruviane, 2001–2026

Concentrazione dei voti tra i due candidati principali al primo turno

2001 (60%)
Alejandro Toledo 35% — Alan García 25%

2006 (54%)
Alan García 24% — Ollanta Humala 30%

2011 (54%)
Ollanta Humala 31% — Keiko Fujimori 23%

2016 (60%)
Pedro Pablo Kuczynski 21% — Keiko Fujimori 39%

2021 (31%)
Pedro Castillo 18% — Keiko Fujimori 13%

2026 (29%)
Keiko Fujimori 17% — Roberto Sánchez 12%

In questo contesto di crescente parlamentarizzazione, i partiti funzionano come macchine clientelari che rispondono più a interessi particolari che a principi ideologici — come dimostrato dall’elezione da parte del Congresso di José Balcázar in sostituzione di Jerí. Ciò ha prodotto un’alleanza innaturale — negata da Fujimori — tra il FP fujimorista e Perú Libre (PL), il partito marxista-leninista-mariateguista che aveva sostenuto Castillo. I fujimoristi, i cerronisti (seguaci di Vladimir Cerrón, leader del PL) e altre forze alleate hanno lavorato per conservare la propria influenza sulle istituzioni statali chiave. Nonostante le loro differenze, hanno formato un blocco parlamentare che ha agito in coordinamento per assicurarsi il controllo istituzionale.

Per quanto riguarda le regole parlamentari approvate dal Congresso precedente, il commentatore di Elcano afferma:

“Il nuovo sistema elettorale ha rafforzato questa dinamica, producendo un Parlamento meno frammentato che rimane nelle mani dei partiti che lo controllano dal 2016 e che hanno legiferato a favore di specifici gruppi di pressione e dell’economia illecita — in particolare FP e Renovación Popular (RP) di López Aliaga, insieme alla fazione ‘castillista’ ristrutturata all’interno di Juntos por el Perú. Queste tre forze controlleranno il Senato, un fattore chiave per la governabilità.”

In altre parole, un nuovo Parlamento — questa volta bicamerale — che continuerà a servire il complotto reazionario, il cosiddetto “modello Congresso/Boluarte 2023–2025” o “patto parlamentare 2.0”, secondo il politologo de la Puente (vedi l’articolo citato). Si tratterebbe di una collusione tra reazionari, revisionisti e altri opportunisti.

4. NUOVO GOVERNO DEL REGIME FASCISTA GUIDATO DA KEIKO FUJIMORI E POPULAR FORCE

(La nuova edizione del cosiddetto “patto parlamentare 2.0”)

Dopo il ballottaggio del 7 giugno, Roberto Sánchez proclamò ad alta voce che non avrebbe riconosciuto i risultati dell’ONPE (Ufficio nazionale dei processi elettorali) e del JNE (Giuria nazionale delle elezioni) qualora avessero dichiarato vincitrice Keiko Fujimori di Popular Force. Invocò la difesa del voto popolare. Ci furono mobilitazioni a Lima e nel sud del Paese. Alcuni credevano che Sánchez fosse serio, come uno dei suoi candidati alla vicepresidenza provenienti dal sud.

Ma, oh! Con il passare dei giorni e l’avvicinarsi di luglio, il suo tono, e quello dei suoi portavoce, cambiò. Tramite il suo portavoce arrivò a sostenere il contrario; riportiamo la notizia di quel giorno:

“Fonti vicine al leader di Juntos por el Perú sostengono che, indipendentemente dall’esito finale delle elezioni, cercheranno di costruire alleanze nel Congresso e soprattutto nel Senato per fornire un contrappeso politico a qualsiasi tentativo di concentrare il potere.”

“Mentre continuano a monitorare da vicino il conteggio dei voti e le decisioni degli organi elettorali, la squadra di Sánchez sta già coordinando con settori alleati una tabella di marcia per i prossimi cinque anni, con l’obiettivo di difendere l’integrità istituzionale e mantenere un’opposizione attiva.”

E dichiararono cinicamente:

“Non si può permettere che un’unica forza controlli tutte le istituzioni dello Stato”, è una delle preoccupazioni espresse dai leader e dagli alleati del blocco di Sánchez, i quali ritengono fondamentale preservare l’equilibrio democratico e il sistema di controlli e contrappesi.

Ebbene, in conformità con l’accordo sottobanco, Sánchez e JPP riconobbero la “vittoria” di Keiko Fujimori e FP nelle elezioni del 2026, definite nel testo fraudolente e truccate, e si prepararono a diventare l’“opposizione attiva”, cioè a godere dei privilegi parlamentari. Formarono la loro alleanza parlamentare o “blocco” con altre forze reazionarie come Juntos por el Perú, Ahora Nación, Obras e il Partito del Buon Governo, in opposizione all’alleanza di governo tra Fuerza Popular e Renovación Popular.

L’ELEZIONE DELLA PRESIDENZA DEL SENATO: CHIAVE PER IL CONTROLLO DELL’ESECUTIVO SUL PARLAMENTO

La situazione per l’elezione della presidenza del Senato era tale che nessuna delle alleanze avrebbe avuto la maggioranza, mentre l’alleanza di opposizione aveva la maggioranza assicurata alla Camera dei Deputati. Ma la chiave è il Senato, come documentato dal già citato studio di Elcano, che ora riportiamo:

“Il nuovo Senato aumenterà il carattere parlamentare del sistema avendo l’ultima parola sull’approvazione delle leggi all’interno del nuovo quadro bicamerale. Esaminerà i disegni di legge trasmessi dalla Camera dei Deputati e potrà modificarli o respingerli senza che debbano tornare alla camera bassa. Un’altra delle sue funzioni principali sarà nominare alti funzionari dello Stato: i difensori civici, i magistrati della Corte Costituzionale, il Controllore generale, il Sovrintendente delle banche e i direttori della Banca Centrale di Riserva (BCR). Ciò rende il Senato un attore fondamentale nella supervisione istituzionale e nella configurazione degli organismi autonomi. A differenza della Camera dei Deputati, il Senato non può essere sciolto dal Presidente; anche se l’Esecutivo decidesse di chiudere il Parlamento a seguito di una crisi politica, il Senato rimarrebbe in funzione.”

COROLLARIO:

Esaminiamo brevemente: come ha fatto JPP a consegnare a FP l’istituzione chiave per la gestione degli affari parlamentari e di altre istituzioni statali? Chiaramente, ciò è avvenuto nel mezzo di una combinazione di collusione e lotta intensificate, poiché i partiti sono divisi dagli interessi delle fazioni, dei gruppi interni alle fazioni e perfino dagli interessi dei singoli membri.

La situazione relativa all’elezione dell’ufficio di presidenza del Senato presentava una difficoltà:

“La sessione prevista per mezzogiorno riunisce i sessanta membri del Senato, divisi in due gruppi di uguali dimensioni. 26 luglio.

La parità tra le due liste si riflette nella distribuzione dei seggi: ciascuna dispone esattamente di trenta voti, preannunciando una sfida estremamente serrata. L’articolo 17 del Regolamento del Senato stabilisce che la prima votazione richiede la maggioranza semplice dei presenti; se non viene raggiunta, si svolge un ballottaggio tra le due liste con più voti, con vittoria della lista che ottiene il maggior sostegno.

Il momento critico arriva nel caso del secondo turno (…). I portavoce di entrambi i blocchi riconoscono la possibilità che nessuna delle due parti riesca a prevalere da sola, il che sposterebbe la soluzione verso successive trattative politiche o verso l’adozione di una procedura straordinaria.”

“Risultato: il partito di governo si è assicurato la Camera alta con un margine di appena un voto nullo, mentre l’opposizione ha ottenuto una vittoria decisiva alla Camera bassa con 74 voti.” (Quest’ultima è alla mercé dell’Esecutivo, che può scioglierla qualora diventi “ostruzionistica”.)

“A partire dalle 12, il Senato ha assistito a uno scontro serrato tra le liste guidate da Miguel Torres e Daniel Barragán, con una competizione troppo ravvicinata impossibili da prevedere. Al primo turno, Torres ha ricevuto 30 voti e Barragán 29, con una scheda contenente quello che sembrava essere un voto nullo. Il risultato è stato lo stesso al secondo turno. Un parlamentare ha annullato il proprio voto.”

Questa breve notizia riferisce della collusione reazionaria tra FP, RP e JPP — manifestatasi nell’astensione della senatrice di JPP — che consegnò a FP la presidenza del Senato e, con essa, il controllo su altre istituzioni chiave del vecchio Stato. Successivamente sarebbe emerso che la senatrice aveva annullato il proprio voto in cambio della libertà di Vladimir Cerrón, il proprietario del partito revisionista “Perú Libre” (“Perù Libero”), che deve affrontare accuse di corruzione, tra le altre.

“Il ‘sacrificio’ venne dalla senatrice appena eletta Silvana Robles, che avrebbe annullato il proprio voto per favorire il patto democratico, mostrandolo — proprio, con una leggera inclinazione — affinché il piccolo segno che lo rendeva nullo non fosse visibile.”

“(…)
Tornando a Silvana, alcuni insinuano che il suo gesto generoso sia derivato da una trattativa riguardante la libertà di Vladimir Cerrón — il quale, per pura coincidenza, fu assolto dalla Corte Costituzionale proprio in quel periodo. Quanto bisogna essere senza cuore per attribuire un atto di patriottismo a loschi accordi?” (Questo articolo, scritto in tono scherzoso, è la ciliegina sulla torta di questa collusione reazionaria; apparve sul quotidiano reazionario La República nella rubrica Opinione “Piangete, comunisti!”, di Maritza Espinoza.)

La senatrice Silvana Robles è stata eletta nelle liste di JPP e appartiene al partito di Cerrón, “Perú Libre” (“Perù Libero”). E questa è la conclusione della vicenda…

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Wednesday, August 26, 2026

THE RED HERALD: Nuevo Peru: NOTES AND MATERIALS ON CONTEMPORARY PERU (THE FASCIST GOVERNMENT OF K. FUJIMORI…)

EL HERALDO ROJO: Nuevo Perú: NOTAS Y MATERIALES SOBRE EL PERÚ CONTEMPORÁNEO (EL GOBIERNO FASCISTA DE K. FUJIMORI)

 

Nuevo Perú: NOTAS Y MATERIALES SOBRE EL PERÚ CONTEMPORÁNEO (EL GOBIERNO FASCISTA DE K. FUJIMORI)

A continuación compartimos un artículo de la Asociación de Nueva Democracia de Alemania – Nuevo Perú publicado el 24 de agosto.


 

EL GOBIERNO FASCISTA DE K. FUJIMORI (FP) ES PRODUCTO DEL CONTUBERNIO REACCIONARIO

1. Introducción

El nuevo gobierno fascista, genocida y vendepatria de Keiko Fujimori (Fuerza Popular) es producto de la farsa y fraude electoral, realizado en dos vueltas, al pueblo se le obligó a votar y Keiko Fujimori obtuvo 2.877.678 de votos, aproximadamente 10,528 % del total del censo electoral, mientras el absentismo fue de 7.157.687, esto es el 26,194 % de los electores hábiles; he ahí el tan celebrado triunfo de la Keiko, de lejos mucho menos que el absentismo en la primera vuelta (12-13 de abril de 2026); y sólo en la segunda vuelta (7 de junio) con el contubernio de la reacción peruana, del revisionismo, la fuerza armada y el imperialismo arribó a la presidencia. La demora en dar a conocer los resultados en ambas rondas por las autoridades electorales tuvo que ver con este contubernio.

El nuevo gobierno de Keiko Fujimori y de FP, “representan la continuidad del régimen que gobierna en los últimos años, reelegido el 7 de junio.”, en expresión del politólogo Juan de la Puente, en artículo publicado en el diario reaccionario La República: “Futuro compartido o repartido”. El mismo que agrega:

La campaña electoral y las recientes expresiones de sus voceros indican que Fuerza Popular no gobernará partiendo de cero –“vuelve Fujimori”, “vuelve el orden” y Fujimori gobernará como gobernó Fujimori”–, sino que será doblemente continuista, del régimen 1992-2000 y del 2003-2026”.

El interregno, que hace el autor del artículo citado, se refiere al llamado gobierno de transición de Paniagua, monitoreado por el imperialismo yanqui, y al gobierno del “yanqui con chuyo” Toledo en sus dos primeros años. Período, de ambos gobiernos, que sirvió a dar la continuidad al régimen establecido por Alberto Fujimori con algunos cambios cosmético y de personales.

2. Crisis del régimen fascista y fracaso de las elecciones reaccionaria de 2026

El gobierno “continuista” de Keiko Fujimori nace signado por la crisis del régimen y el fracaso de las elecciones reaccionarias; por tanto, sin su reclamada “legitimidad” a través de las urnas.

Crisis general del capitalismo burocrático y del viejo Estado; crisis en las alturas, en el caso concreto, del régimen fascista, genocida y vendepatria agonizante. Un gobierno que representan la continuidad del régimen que gobierna en los últimos 24 años, reelegido el 7 de junio.

En el Perú las elecciones son instrumento de dominio de terratenientes feudales y grandes burgueses para el recambio de autoridades reaccionarias, sirviendo para preservar o desarrollar el Estado peruano, Estado terrateniente-burocrático, la república formal, la dictadura de grandes terratenientes y grandes burgueses al servicio del imperialismo, principalmente yanqui.

Las elecciones han sido, como no podía ser de otro modo, dentro del orden social imperante, un instrumento en manos de la gran burguesía. Esto es lo principal en los procesos electorales del Estado peruano y es lo que ha determinado al carácter de clase de las elecciones en el país.

El imperialismo interviene como siempre en los países semicoloniales para influir en las elecciones a través de las diversas formas de su intervención; no es muy usual que los gobiernos imperialistas intervengan apoyando públicamente a candidatos o partidos como ahora sucede con el gobierno imperialista yanqui de Trump; siempre han preferido hacerlo a través de sus agentes, sus embajadas y los medios nacionales e internacionales; pero es común, que las elecciones de nuestros países se someta al monitoreo de los gobiernos imperialistas y de sus instituciones internacionales, como la OEA, la UE, transparencia internacional. Quienes garantizaran el reconocimiento del nuevo gobierno lacayo a partir de la calificación de las elecciones como “democráticas” o “anti-democráticas”. Si el carácter principal de las elecciones reaccionarias fuere el de ser un instrumento de la intervención del imperialismo, entonces estaríamos ante un caso de privación de la soberanía forma, el país habría pasado de ser semicolonia a colonia.

El pueblo no puede esperar nada bueno de la vieja sociedad peruana semicolonial y semifeudal sobre la que se desenvuelve un capitalismo burocrático al servicio del imperialismo, principalmente norteamericano, y del viejo Estado. Nada bueno viene para el pueblo de las elecciones reaccionarias. “Las instituciones republicanas han fallado y se encuentran en ruinas”, constata el historiador Zapata, que hemos citado, en su obra citada. El viejo Estado solo sirve para ser barrido por la guerra popular y nada ni nadie lo podrá salvar, es cuestión de tiempo más o tiempo menos.

2.1 Crisis de la sociedad y el viejo Estado; crisis de los partidos

El nuevo fracaso reaccionario, al que nos estamos refiriendo, estaba cantado desde su convocatoria en 2025 por la Dina Boluarte genocida. La nueva farsa electoral y el fraude reaccionario se fue cocinando entre todos los que finalmente participaron en ella (36 en total) y algunos que quedaron fuera del evento reaccionario.

Este fracaso, expresa la crisis de los partidos reaccionarios como expresión de la crisis de la sociedad y el viejo Estado, quienes participan en sus instituciones están por botín; esa es la explicación del fraccionamiento político y de crisis de representación de los partidos. La gobernabilidad se materializa a través de la alta burocracia estatal, “el piloto automático tecnocrático”, montado, desde comienzos de los 90, con funcionarios peruanos provenientes de las instituciones internacionales del imperialismo, de las grandes empresas imperialistas y de la compradora (la llamada “puerta giratoria”) y se garantiza por las Fuerzas Armadas.

Crisis del sistema, una de sus expresiones es la “corrupción generalizada” y crisis de los llamados poderes del Estado. Crisis del régimen y del gobierno que ahora lo encabeza.

SOBRE “LA CORRUPCIÓN GENERALIZADA”

La “corrupción generalizada” no es, como sostiene la LOD revisionista y capitulacionista, uno de los tres principales problemas de la sociedad peruana, tratando de invertir los términos para justificar su “cretinismo parlamentario”. Es una lacra consustancial al sistema caduco de la sociedad peruana.

Corrupción lacra del sistema

La corrupción, lacra del sistema semicolonial y semifeudal sobre el cual se desarrolla un capitalismo burocrático al servicio del imperialismo, principalmente yanqui. La corrupción, está en la raíz del carácter semicolonial del país, claramente definida por Lenin, cuando trata de la soberanía formal de los países semicoloniales, citamos:

Se da el nombre de autodeterminación de las naciones a su independencia política. El imperialismo trata de vulne­rarla -exactamente igual que trata de reemplazar la demo­cracia en general con la oligarquía-, pues ante la anexión política, la económica es frecuentemente más cómoda, más barata (es más fácil sobornar a los funcionarios; obtener con­cesiones, hacer aprobar leyes ventajosas, etc.), más factible y más tranquila. […] La «anexión» económica es plenamente «realizable» sin anexión política y se da en todo momento. […] Ejemplo: Argentina es en realidad una «colonia comercial» de Inglaterra. La dependencia económica convierte tales países en «anexiones» de Inglaterra en el sentido económico, sin violar la independencia política de los mismos.

Es decir, convierte a los países independientes en semicolonias. “Es la relación de la economía con la política, la re­lación de las condiciones económicas y del contenido econó­mico del imperialismo con una de sus formas políticas. […] En el régimen burgués, el capital financiero «comprará y sobornará libremente a cualquier gobierno y a los funciona­rios». Puesto que domina la producción mercantil, la burgue­sía, el poder del dinero, es «realizable» el soborno (directo y a través de la Bolsa) con cualquier forma de gobierno, con cualquier democracia. […] Con el imperialismo: ¡El poder de la Bolsa aumenta! […] ¿Cómo puede afirmar P. Kíevski, sin caer, en una divertida «contra­dicción lógica», que la grandísima riqueza de los trusts y de los bancos, que manejan miles de millones, no puede «reali­zar» el poder del capital financiero sobre una república ajena, es decir, independiente políticamente?

(Lenin, SOBRE LA CARICATURA DEL MARXISMO Y EL «ECONOMISMO IMPERIALISTA)

2.2 Mayor crisis de la vieja sociedad peruana y agravamiento de la lacra de la corrupción

Entonces, ¿que está sucediendo? Que, como consecuencia del agravamiento de la crisis general del capitalismo burocrático y la mayor penetración del imperialismo en nuestra economía y la vida del país, la corrupción se ha agravado, “generalizado”.

Consecuencia: producto de la crisis general del sistema imperante y del régimen, del agravamiento de las lacras que le son consustanciales, la llamada base de su “democracia” o, más bien, de “legitimación” en la designación de sus autoridades reaccionarias, “los partidos van perdiendo capacidad de representación” y “más bien se van transformando en plataformas para hacer negocios a través del Estado”. Las ideas entrecomilladas, que anteceden, pertenecen al libro “Lucha Política y Crisis Social en el Perú Republicano 1821-2021”, Antonio Zapata, quien también agrega:

“Por su parte, el voto preferencial había erosionado la vida interna de los partidos porque la competencia por curules se había trasladado al interior de los partidos. Un elevado transfuguismo completaba un cuadro triste y decadente. En efecto, una democracia con partidos cascarón es muy precaria y no ofrece estabilidad.”

Un articulista del Real Instituto Elcano (imperialismo español), hace una diferenciación importante sobre la “estructura de los partidos” en el Perú, cuando escribe:

“Los viejos partidos históricos comenzaron su decadencia (en los 90) y fueron sustituidos por pequeñas y efímeras organizaciones en torno a candidatos/caudillos/empresarios políticos como César Acuña o Rafael López Aliaga. El fujimorismo es la excepción con su estructura partidaria nacional, salvo en el sur andino. Debido a la fragmentación y a la crisis de representación ningún partido ni candidato supera el 20% en la primera vuelta. Tras el fujimorismo, los dos que pasaron a segunda vuelta sumaron más del 50% del voto, pero desde 2021 no llegan al 35%.” (Se peruaniza el Perú, Rogelio Núñez Castellano , 25 May 2026, Elcano) Los porcentaje que da es con relación a los votos validos emitidos.

En esta situación, se hunden los llamados “partidos tradicionales” como lo fueron el Apra, Ap, PPC y los partiduchos revisionistas hasta comienzos de la última década del siglo anterior, dando surgimiento a “partidos” que se organizan en torno a intereses particulares, partidos “clientelares” y “partidos cascarón”, que conforme aparecen también desaparecen del escenario político, o cambian de orientación porque son transferidos a nuevos “dueños”. Pero se mantiene FP “con su estructura partidaria”, de carácter corporativo.

Juntos por el Perú cambió de dueño: según Jehude Simons, ex ministro de Alan García, cuando Roberto Sánchez era su secretario de su partido, Roberto le robó los padrones de adherentes e inscribió a su nombre el nuevo partido como JPP.

JPP es un partido “membrete electoral” o “cascarón”, que en las elecciones funciona como un recolector de candidato al Congreso de personajes con intereses particulares pertenecientes a otros partiduchos.

En estas últimas elecciones, en las listas para senadores y diputados, han sido elegidos individuos de diferentes partiduchos, por ejemplo, de “Perú Libre”, del “Castillismo”, de la LOD revisionista y capitulacionista y un largo etc. Son los famosos invitados, que el voto preferencial les permite imponerse a los candidatos provenientes de las propias siglas partidarias. Pero, que le permite al “dueño” del cascarón partidario Roberto Sánchez, de JPP, pasar a segunda vuelta con un magro porcentaje de votos.

3. Contubernio reaccionario para preservar el viejo Estado

La florescencia transitoria del capitalismo burocrático impulsada por los altos precios de las materias primas en el mercado imperialista mundial, que había durado cerca de 15 años, se acaba cuando comienza la bajada de precios, cuando la economía de la china socialimperialista entra en problemas, alrededor de 2016; se acabó ese “boom” que produjo “un crecimiento sin desarrollo” (CEPAL); como consecuencia una mayor crisis del capitalismo burocrático, agravamiento de la crisis de todos los órdenes y del régimen político, el actual régimen fascista.

El contubernio reaccionario:

Después de las elecciones de 2016, en colusión y pugna, los partidos reaccionarios y revisionistas han propiciado 5 golpes de estado (2018, 2020, 2022, 2025 y 2026) en su contienda por controlar las instituciones claves del viejo Estado terrateniente-burocrático al servicio del imperialismo, principalmente yanqui.

Pero, las elecciones son el instrumento preferido para el recambio de autoridades reaccionarias; por eso el contubernio reaccionario se ha expresado marcadamente en torno al sistema y leyes electorales, que fomentan el fraccionamiento político.

Con el llamado fraccionamiento político, se hunden los llamados “partidos tradicionales” como el Apra, Ap, PPC y los partiduchos revisionistas, comienzos de la última década del siglo anterior, dando surgimiento a “partidos” que se organizan en torno a intereses particulares, partidos “clientelares” que conforme aparecen también desaparecen del escenario político, o cambian de orientación porque son transferidos a nuevos “dueños”. Pero se mantiene FP “con su estructura partidaria” de carácter corporativo.

Contubernio en las elecciones reaccionarias como “polarización entre “fujimorismo” – “antifujimorismo”

La situación es que los frentes electorales, desde 2011, se dan en torno a fujmorismo – antifujimorismo, para ilustrar esto, del artículo de Elcano, citamos:

La fragmentación convive con la polarización que desde 2011 se expresa en la pugna fujimorismo/antifujimorismo. El voto antifujimorista, ampliado por el rechazo que genera Keiko, le ha impedido ganar a la candidata de la Fuerza Popular (FP), pese a haber reconstruido el fujimorismo, hacerlo competitivo y situarlo en la segunda vuelta en 2011, 2016, 2021 y en 2026. Hace cinco años quedó a 44.000 votos de Pedro Castillo y hace 10 a 41.000 de Pedro Pablo Kuczynski (PKK) (…)”

Esa disyuntiva, que se traduce también como “fascismo y antifascismo” en las elecciones para recambio de autoridades reaccionarias del viejo Estado, ¿a dónde ha llevado?, para responde a esta pregunta proseguimos con la cita anterior:

“ (…) El antifujimorismo visceral y heterogéneo, unido sólo por su rechazo al legado de Fujimori, hoy encarnado en su hija, permitió la victoria de candidatos muy diferentes. En 2011, Ollanta Humala pasó de ser un líder antisistema que coqueteaba con el chavismo a dirigente sistémico. En 2016, ganó PPK, un tecnócrata de centroderecha y Castillo en 2021, (…).” (el rondero contrarrevolucionario)

Es decir, la llamada “polarización”, sirvió para dinamizar las elecciones reaccionarias y tratar de legitimar al nuevo gobierno reaccionario surgido de esta farsa y fraude electoral. Por eso para nosotros la cuestión no es entre fujimorismo y antifujimorismo, o entre fascismo y antifascismo, sino entre revolución y contrarrevolución, esto implica guerra popular para hacer la revolución democrática y contra las elecciones reaccionarias aplicar el boicot activo.

Sobre el carácter corporativo de FP

El partido FP de Keiko Fujimori tiene su historia, que data desde los tiempos de Alberto Fujimorio, es decir, desde el establecimiento del presente régimen fascista.

Keiko Fujimori se apoya en la herencia recibida con su nombre “el viejo clientelismo practicado por su padre” (Zapata). El autor citado no hace la diferencia entre organización clientelar y organización corporativa, pese a que relata certeramente como Fujimori montó esta organización corporativa, cuando escribe lo siguiente:

Durante los años noventa, las organizaciones barriales perdieron su carácter autónomo, porque se subsumieron a través de la ayuda social que brindaba Fujimori en el Estado. Debilitada la sociedad barrial por la crisis de la década anterior (…)”

“(…)(clientelismo) que fue impuesto con mano dura por Fujimori”

“(…) con mano dura y dádiva

Bueno, dice que Fujimori llevaba esta “ayuda social” a las barriadas, pero en realidad era el Ejército y su servicio de inteligencia, el mismo Fujimori, dijo en una oportunidad: “tras cada camión de ayuda van miembros del servicio de inteligencia del ejército”. Claro está, como parte de la llamada “Guerra de Baja Intensidad” que dirige el imperialismo yanqui, de su “acción cívica” y “control de población y recursos”. Así, las organizaciones de auto-ayuda de las organizaciones populares cambiaron su carácter a organizaciones corporativas. Un sector de estas organizaciones corporativas las manejan los partiduchos revisionistas, en base al trabajo de las ONGs que también hacen trabajo dentro de las masas al servicio de la guerra contrasubversiva de “Baja Intensidad”.

Por lo anterior, el partido caracterizó como fascismo adecuado a combatir la guerra popular.

Las normas electorales agravan el fraccionamiento político y sirven al contubernio reaccionario

Las leyes y normas electorales, como venimos viendo, tampoco son la causa de la crisis de los partidos, la base de su “democracia”; pero, estas normas fomentan o agravan el fraccionamiento político, desde los niveles locales, regionales y sirven a facilitar la participación electoral de siglas o membretes electorales de caudillos que responden a intereses particulares (“clientelares”) y que permite que, el partido Fuerza Popular, basado en una estructura corporativa montada por Fujimori, a partir del 5 de abril de 1992, con una votación de ni siquiera el 11% del total de electores hábiles en las dos últimas votaciones (2021 y 2026), controle la mayoría de instituciones claves del Estado.

Por lo anterior, es de interés el comentario del artículo publicado por el Real Instituto Elcano del imperialismo español, sobre “dispersión del voto”, que citamos:

Figura 2. Dispersión del voto en las presidenciales peruanas, 2001-2026”

EleccionesConcentración del voto en los dos primeros candidatos de la primera vuelta
2001 (60%)Alejandro Toledo 35% Alan García 25%
2006 (54%)Alan García 24% Ollanta Humala 30%
2011 (54%Ollanta Humala 31% Keiko Fujimori 23%
2016 (60%)Pedro Pablo Kuczynski 21% Keiko Fujimori 39%
2021 (31%)Pedro Castillo 18% Keiko Fujimori 13%
2026 (29%)Keiko Fujimori 17% Roberto Sánchez 12%

En ese contexto de creciente parlamentarización, los partidos son máquinas clientelares que responden más a intereses particulares que a principios ideológicos, como demuestra la elección de José Balcázar por el Congreso para reemplazar a Jerí. Se produjó así un pacto contra natura –negado por Fujimori– entre la fujimorista FP y Perú Libre (PL), el partido marxista-leninista-mariateguista que apoyó a Castillo. Fujimoristas, cerronistas (de Vladimir Cerrón, el líder de PL) y otras fuerzas afines operaron para preservar su influencia sobre organismos clave del Estado. Más allá de sus diferencias, formaron un bloque parlamentario que actuó coordinadamente para asegurar su control institucional.”

Sobre las normas parlamentarias aprobadas por el congreso anterior, el articulista de Elcano, dice:

El nuevo sistema electoral potenció esta dinámica, con un Parlamento menos fragmentado, que sigue en manos de aquellos partidos que lo controlan desde 2016 y han legislado en favor de determinados grupos de presión y de la economía ilegal, especialmente FP y Renovación Popular (RP) de López Aliaga, junto al castillismo, restructurado en Juntos por el Perú. Estas tres fuerzas controlarán el Senado, clave para la gobernabilidad.”

Es decir, un nuevo Parlamento, esta vez con dos cámaras, que seguirá sirviendo al contubernio reaccionario, al llamado “modelo Congreso/Boluarte 2023-2025, un pacto parlamentario 2.0, según el politólogo de la Puente, ver artículo antes citado. Un contubernio entre reaccionarios, revisionistas y otros oportunistas.

4. NUEVO GOBIERNO DEL RÉGIMEN FASCISTA ENCABEZADO POR KEIKO FUJIMORI Y FUERZA POPULAR


(La nueva edición del llamado “pacto parlamentario 2.0”)

Después del balotaje del 07 de junio, Roberto Sánchez, gritaba a voz en cuello, que no iba a reconocer los resultados de la ONPE y del JNE si declaraban el triunfo de Keiko Fujimori de Fuerza Popular. Convocaba a defender el voto popular. Hubo movilizaciones en Lima y el sur del país. Algunos creyeron que R. Sánchez hablaba en serio, como por ejemplo una de sus candidatas a la vicepresidencia del sur del país.

Pero, ¡Oh! conforme iban trascurriendo los días y se acercaba el mes de julio, fue cambiando de tono, él y sus voceros. Pasando a través de su vocera a sostener lo contrario, textualmente citamos la noticia de esos día:

Desde el entorno del líder de Juntos por el Perú sostienen que, independientemente del desenlace final de las elecciones, buscarán construir alianzas en el Congreso y especialmente en el Senado para ejercer un contrapeso político frente a cualquier intento de concentración del poder.

Mientras continúan atentos al conteo de votos y a las decisiones de los organismos electorales, el equipo de Sánchez ya estaría coordinando con sectores afines una hoja de ruta para los próximos cinco años, con el propósito de defender la institucionalidad y mantener una oposición activa.”

Y, decían cínicamente:

«No se puede permitir que una sola fuerza controle todas las instituciones del Estado«, es una de las preocupaciones expresadas por dirigentes y aliados del bloque de Sánchez, quienes consideran fundamental preservar el equilibrio democrático y el sistema de pesos y contrapesos.”

Bueno, cumpliendo con el acuerdo debajo de la mesa, Sánchez y JPP reconocieron “el triunfo” de Keiko Fujimopri y FP en la farsa y fraude electoral de 2026 y se alistaron para ser “oposición activa”, es decir gozar de las prebendas parlamentarias. Conformaron su alianza o “bloque” parlamentario con otras fuerzas reaccionarias con Juntos por el Perú, Ahora Nación, Obras y el Partido del Buen Gobierno, frente a la alianza oficialista entre Fuerza Popular y Renovación Popular.

LA ELECCIÓN DE LA MESA DIRECTIVA DEL SENADO CLAVE PARA EL MANEJO DEL PARLAMENTO POR EL EJECUTIVO

La situación para la elección de la mesa directiva del senado era que no habría mayoría para ninguno de las alianzas, mientras que para diputados estaba segura la mayoría de la alianza opositora. Pero la clave es el senado, lo que documentamos con lo que dice al respecto el estudio ya citado de Elcano, leamos:

El nuevo Senado incrementará la parlamentarización al tener la última palabra para aprobar las leyes en el nuevo sistema bicameral. Revisará los proyectos enviados por Diputados y podrá modificarlos o rechazarlos sin necesidad de que regresen a la cámara baja. Otra de sus funciones centrales será designar a las altas autoridades del Estado: el Defensor del Pueblo, los magistrados del Tribunal Constitucional, el contralor general, el superintendente de Banca y los directores del Banco Central de Reserva (BCR). Esto lo convierte en un actor clave en el control institucional y en la configuración de organismos autónomos. A diferencia de Diputados, el Senado no puede ser disuelto por el presidente, incluso si el Ejecutivo decide cerrar el Parlamento tras una crisis política, seguiría en funciones

COROLARIO:

Veamos brevemente: ¿Cómo JPP entregó a FP la institución clave para el manejo parlamentario y de las otras instituciones del Estado? Claro está en redoblada colusión y pugna, porque están divididos por sus propios intereses de facción, de grupos dentro de cada facción y hasta de individuos.

La situación se presentaba problemática en la elección de la mesa directiva del Senado:

La sesión prevista para el mediodía reúne a los sesenta integrantes del Senado, divididos en dos grupos de tamaño idéntico. 26 de julio

La paridad entre ambas listas se refleja en la distribución de escaños: cada una suma exactamente treinta votos, lo que anticipa una votación sumamente reñida. El artículo 17 del Reglamento del Senado establece que la primera votación requiere mayoría simple de los presentes y, en caso de no alcanzarse, una segunda vuelta entre las dos listas más votadas, donde vence la que obtenga más apoyos.

El punto crítico aparece si la segunda ronda (…). Voceros de ambos bloques reconocen la posibilidad de que ningún sector logre imponerse por sí solo, lo que trasladaría la definición a una negociación política posterior o a la adopción de un criterio extraordinario.”

Resultado: El oficialismo se quedó con la Cámara Alta por solo un voto viciado, mientras la oposición ganó ampliamente en la Cámara Baja con 74 votos.” (esta última está a merced de Ejecutivo, que puede disolverla en caso de que se ponga “obstruccionista”)

“Desde las 12 am, el Senado tuvo una cerrada disputa entre las listas encabezadas por Miguel Torres y Daniel Barragán, con un escenario muy cerrado. En la primera votación, Torres obtuvo 30 votos, y Barragán 29, y una cédula con un aparente voto viciado. En segunda votación, el resultado fue igual. Un congresista vició su voto. “

Lo anterior es la noticia escueta que da cuenta del contubernio reaccionario entre FP, RP y JPP, expresado en la abstención de la senadora de JPP, con lo cual se entregó la mesa directiva del Senado a FP y con ello el control de las otras instituciones claves del viejo Estado. Como después se supo voto viciado de la senadora a cambio de la libertad de Vladimiro Cerrón, el dueño del partido revisionista “Perú Libre” procesado por corrupción, etc.

El “sacrificio” fue de la flamante senadora Silvana Robles, quien habría viciado su voto para favorecer al pacto democrático, mostrándolo así, de medio lado, para que no se viera la marquita por la que se le declararía nulo.

“(…) Volviendo a Silvana, hay quienes insinúan que su generoso gesto se habría debido a a una negociación por la libertad de Vladimir Cerrón quien, ¡oh casualidad!, fue exculpado por el Tribunal Constitucional justo por esos días. ¿Qué tan desalmado hay que ser para atribuir a bajas transacciones un acto de patriotismo?” (este artículo escrito en tono jocoso es la guinda de la torta del contubernio reaccionario y esta en el diario reaccionario La República, Opinión, “¡Lloren, rojetes!”, por Maritza Espinoza

La senadora Silvana Robles ha sido elegida dentro de la lista de JPP y es del partido de Cerrón “Perú Libre”.

Y colorín colorado….

 

ANEXO: 

 

                                           ¡Proletarios de todos los países, uníos!

 

NOTAS PARA TIPIFICACIÓN DEL RÉGIMEN COMO FASCISMO:
DEMOSTRACIÓN POLÍTICA

 

El 5 de abril del 92 se dio un golpe de Estado. Allí había comenzado a aplicarse un plan contrarrevolucionario que estaría previsto para durar XX años (Revista 0iga Nro. 647 y 648, jul. 93).

En el fondo es una concepción fascista pero, adaptada a las condiciones de combatir una guerra popular (es muy importante tener presente la experiencia china y la aplicación del fascismo por Chiang Kai Shek). 

Un plan asesorado y avalado por el imperialismo principalmente yanqui y puesto en ejecución por las fuerzas armadas. Velasco es un antecedente. El Apra también.

Y este fascismo no se contrapone a la centralización absoluta sino que se complementan. Es un fascismo vergonzante. Hoy está más claro, ver discurso de Fujimori del 28 de julio del 95, «Gerencia del Estado directa, eficaz y permanente», democracia económica», «nuevo nacionalismo», «modernización», «queremos ser modernos», (Chiang Kai Shek); «Estado moderno», «grandes reformas estructurales «, «Cruzada educativa», «nuevo marco de legalidad», »ni populismo ni ultraliberalismo, ni izquierda ni derecha», ni capitalismo», «Es el Estado donde se defiende el principio de autoridad», «reforma del Poder Judicial», por fin tenemos la capacidad de planificar metas y objetivos a largo plazo», «lograr el renacimiento del Perú en el nuevo milenio».

Medidas con el parlamento (derrotero). Hoy, un parlamento manejado a su antojo. Poder Judicial, Poder Electoral (Elecciones y fraude), (en todo estos puntos el Apra se quedó corto y ya era fascista). Constitución violada. Nueva Constitución vigente violada.

– Legislación. Ley Antiterrorista peor que la del Apra. Tribunales Militares. Tribunales sin rostro. Tribunales Especiales. Cadena perpetua. Negación del derecho de defensa, durante dos años siguió ley que condenaba a menores de edad como si fueran adultos. Condenas con reo ausente. Leyes retroactivas.
– Frente a derechos sindicales y del pueblo: negación completa.
– Universidades militarizadas y en «reorganización».
– Municipalidades: recortadas.
– Economía: Del fascismo de Pinochet y liberalismo. Con Velasco impulsaron el monopolio estatal, hoy impulsan el monopolio particular y eso no se contrapone al fascismo.
– Orgánicamente: En el campo es donde se expresa nítidamente la corporativización.
– Ver ley de «rondas» y su armamento.

Analizar táctica que sigue. Desarrolla la del APRA. (ver documento: «Desarrollar la guerra popular sirviendo a la revolución mundial». págs. 108-109) Del punto II UN AÑO DE GOBIERNO APRISTA «El APRA bajo dirección de García Pérez ha seguido la estrategia de apoyarse en las masas pobres de los pueblos jóvenes, ganarse al campesinado serrano, especialmente del llamado «Trapecio Andino», atar la lucha del pueblo usando especialmente a la IU como furgón de cola y uniendo a toda la reacción bajo su mando, aislar al proletariado, golpear a las masas populares y apuntar contra la guerra popular, contando para esto con el uso de la represión a cargo de las fuerzas armadas y policiales. Hoy esta estrategia se reforzará enarbolando más demagógicamente sus falsedades de «Estado nacionalista, democrático y popular» y un más altisonante antiimperialismo verbal».

Además, ver el manejo del Ministerio de la Presidencia CONADE, FONCODES, PRONAA, Comités de Desarrollo, (ejército peruano), etc.

Estado policiaco: Además del incremento de la FF.AA. y FF.PP., y del impulso del SIN (tenían propuesta de crear oficinas del SIN en cada ministerio). Serenazgo. «Seguridad ciudadana».

Reelección del 95, y plan de reelegirse. Detrás Hermoza y la camarilla de las fuerzas armadas.

(Ver también) Sobre Comentarios Acerca del Golpe de Estado. Abril 92, segundo párrafo. Dos tendencias en el VIEJO ESTADO: una tendencia fascista y la otra demoliberal…, ahí se plantea como Fujimori está en contra del parlamento…, partidos tradicionales, etc.

Y discurso de Fujimori: «Estado moderno»… sería en base a lo que decía Chiang Kai Shek. (Tomo III P. Mao. En notas pág. 278 «Sobre el gobierno de Coalición»). El 1ro. de agosto 1932 promulgó para el campo el «reglamento para la organización de los pao y chiao y para el censo de la población en los distritos y provincias», decía era un sistema administrativo de base con el que la camarilla reaccionaria del Kuomintang imponía su dominación fascista.

Aquí ver Ley de Comunidades sería bueno ver fecha en que se dio la ley… pero, la manera como están organizando al campesinado, es fascista… similitudes y diferencias a la época del 68 con Velasco, no van a repetir igual pero, en el fondo es fascista; trata de aparentar como demoliberal pero se ha decidido por el fascismo.

Ver Torno II P. Mao pág. 52… centralismo absoluto… Hay que revisar toda la legislación de Fujimori; lo que quieren es confundir con eso de democracia directa… el gobierno actual es fascista pero, con ropaje demoliberal. En los hechos, en el campo ya está ese sistema fascista, ver el último doc. También el de ¡Superar… !

En ciudades. Un Estado policiaco, en otras palabras, es un Estado fascista esto lo dijo incluso un hijo del imperialismo… Nosotros no somos inventores de la pólvora lo que dijo el PRESIDENTE GONZALO: La segunda mitad de cada década se agrava sus crisis, se cumple de pe a pa, hay una crisis grave pero se ha juntado dos décadas la del 80 y la del 90…, qué dijeron en diciembre sobre el crecimiento negativo y el mes que seguía se eleva la inflación…necesitan invertir más…

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Febrero, 1996
 PCP – COMITÉ CENTRAL